La parola shrub ,dall’arabo sharab, significa bevanda.Furono gli arabi, infatti, i primi a inventare miscele di acqua, aceto, zucchero e spezie, per ottenere infusi capaci di dissetare anche a fronte del clima caldo e arido che si respira in quei Paesi. Un esempio tra tutti? L’iraniano Sekanjabin, un drink ottenuto con un mix di aceto, menta e zucchero.La parola shrub compare nell’English Dictionary per la prima volta nel 1747 come “any of various acidulated beverages made from the juice of fruit, sugar, and other ingredients, often including alcohol.”  A partire da questa definizione la storia degli shrub si divide. In Inghilterra la parola indica un tipo di cordiale che nacque nel quindicesimo secolo come bevanda alcolica tonificante, usata per rivitalizzare corpo, mente e spirito. In America il termine shrub si lega invece alla tradizione di conservare la frutta nell’aceto. Partendo da quest’antica usanza, nelle estati torride dell’America coloniale, si diffuse l’abitudine di bere composti dissetanti a base di aceto, frutta e zucchero. E’ così che nacquero gli shrub come li conosciamo oggi: sciroppi freschi e aciduli, capaci di conservare inalterati i profumi della frutta. Shrub e drinking vinegar oggi sono oggetto di una riscoperta da parte del mondo della mixology. Fiutando il business di un trend in ascesa, molte aziende si sono avventurate nella produzione di drinking vinegars. La Pok Pok Som, ad esempio, una catena di ristoranti thai di alta qualità disseminati tra Portland, Los Angeles e New York, ha ideato una sua linea allo zenzero, melagrana, ananas o basilico. Idem un'altra azienda statunitense, la Shrub&Co, che si è lanciata nell'avventura puntando però sul biologico senza compromessi: succo di frutta, zucchero di canna, aceto sono tutti rigorosamente 100% bio L’aceto garantisce alle bevande una pungenza simile a quella degli agrumi, un elemento che le rende particolarmente adatte ad essere usate in miscelazione, al posto del limone o del lime. Secondo uno studio di in-sight.symrise, l'ascesa degli shrub è da imputare all'impennata del prezzo dei lime messicani (+ 500%). Per capirci: se l'agrume sovrano di alcuni pilastri della miscelazione passa da 20 a 100 dollari a cassetta, il prezzo finale di un Mojito o un Moscow Mule, per esempio, dovrebbe essere rivisto sensibilmente al rialzo. Per aggirare l'ostacolo i bartender sono andati a caccia di validi sostituti: gli shrub, il cui acidulo richiama il sapore pungente tipico degli agrumi, hanno risposto egregiamente all'appello dando al contempo vita non solo alla riscoperta di una tradizionale bevanda dissetante e aromatica, ma anche a intriganti combinazioni.